Idee di startup: “qualcuno l’ha avuta prima di me…” che fare?

Quando una persona ha un’idea per una startup, possono succedere 3 cose:

1. la sua idea è geniale, realizzabile, e nessuno l’ha mai avuta (0,01% dei casi)
2. la sua idea è una sciocchezza o non è realizzabile
3. la sua idea è buona ma qualcuno l’ha già avuta prima di lui

Ecco, a me recentemente capita di parlare con molte persone che sono in quest’ultima condizione.

Anzi, per la precisione, mi capita di essere la persona che fa notare a queste persone che l’idea che mi hanno appena esposto, in realtà, esiste già.

A te è mai capitata una situazione del genere? A me si, tantissime volte…

Il fatto è che internet è talmente vasto che quasi tutto esiste già, anzi molte volte esiste perfino la tua variante all’idea da cui avevi tratto spunto!

Comunque sia, la cosa che mi stupisce è come la maggioranza delle persone reagiscono una volta appresa la notizia…

Ci restano malissimo, e sembra che anche solo questa cosa li possa far dubitare di intraprendere il loro progetto!

Io invece di solito faccio notare che la condizione in cui si trovano è talmente comune che non è proprio un problema.

Anzi, in realtà è una delle strategie che vengono utilizzate maggiormente dalle startup.

Infatti esistono delle startup la cui “missione” è quella di replicare il più fedelmente possibile un modello di business che funziona, per esempio in un mercato nazionale dove “il titolare” di quella idea deve ancora sbarcare.

E’ il caso di Citydeal, che ha “preso spunto” (eufemismo per dire che ha copiato pari pari…), il business di Groupon, con l’intento di farsi acquistare non appena Groupon dagli USA avesse deciso di sbarcare in Europa.

Cosa che è puntualmente avvenuta!

Oppure, per restare a casa nostra, citando un esempio di dimensioni meno estese, è quello che sta cercando di fare Corso12, una startup italiana che nasce e vuole crescere sull’onda del successo di Instagram.

Penseresti mai che una startup smaccatamente basata sull’idea di un suo competitor molto più famoso possa attrarre dei capitali da finanziatori?

Ebbene si, ed è proprio quello che è successo a Corso12, che è stata finanziata da H-Farm, il più famoso acceleratore di startup in Italia.

Questo è il classico esempio che ti può far capire che, qualsiasi sia la tua idea, una cosa che può esserti molto utile è conoscere nel dettaglio i particolari meccanismi con cui le startup vengono pensate e realizzate.

Questo perchè nel mondo delle startup digitali ci sono alcune logiche molto diverse da quelle che regolano i mercati e la concorrenza nei settori economici tradizionali.

Nel webinar gratuito sull’argomento startup, che io e Giulio abbiamo registrato e che è ancora a tua disposizione qui, parliamo proprio di questo e di molto altro, trattando del caso Corso12 e presentando H-Farm.

Dacci un occhiata!

Comments { 16 }

Imprenditori digitali che realizzano le cose VS imprenditori digitali che non le realizzano mai

Come sai accedere alla community di Startup Digitali non è per tutti. Non solo è previsto un colloquio di selezione (possibile solo dopo aver visto per intero il webinar di presentazione), non solo è necessario pagare il prezzo di accesso…

… ma soprattutto bisogna avere l’atteggiamento mentale corretto.

Per questo durante le nostre chiacchierate con gli aspiranti imprenditori digitali, facciamo tutta una serie di domande per capire quanto la persona è già dentro il mondo delle Startup digitali, ma soprattutto quanto ha l’atteggiamento mentale giusto per creare qualcosa di buono con noi.

Ti dirò: durante i colloqui scopriamo cose che a prima vista non diresti mai.

Ad esempio in un colloquio che ho avuto io personalmente ho scoperto questa signora che aveva zero esperienza nel mondo Internet.

Non sapeva proprio da che parte iniziare!

Ero molto titubante durante tutto il colloquio se concederle l’accesso o meno: nonostante fin da subito è stato chiaro che il suo non era un problema di pagare il prezzo di accesso alla community. I soldi non erano un problema per lei (sarà una coincidenza? Io direi di no).

Tuttavia mentre parlavo mi chiedevo: ma questa signora, può fare bene con noi, nonostante sia totalmente a digiuno di questo mondo?

Addirittura non era mai stata nemmeno nostra cliente in nessuno dei nostri corsi (cosa piuttosto inusuale tra le persone intervistate).

Ad un certo punto gli faccio una domanda chiave: “senta, ma lei, se fosse necessario, sarebbe in grado di trovare persone che sappiano [[fare un certo compito]]”?

Sua risposta: “io so trovare chiunque sia necessario per far funzionare la mia Startup”.

A quel punto sono letteralmente balzato sulla sedia e gli ho detto: “ok, non devi dire altro. Per me sei dei nostri”.

Viceversa, sempre recentemente, Matteo ha parlato con un altro aspirante imprenditore digitale. Anzi più che aspirante: questo ragazzo aveva già un business in piedi.

O meglio: più che un business aveva già costruito la sua startup, il problema è che non generava profitto (sento sempre più spesso casi del genere!).

Eppure tale startup che aveva costruito sulla carta aveva tutte le carte in regola per funzionare alla grande. Bastava investirci un po’ sopra, cambiare un po’ il modello di business, generare traffico in modo massivo…

… insomma poteva diventare una cosa potente (tanto che quando Matteo mi ha raccontato la cosa, era uno di quei casi in cui avrei partecipato volentieri personalmente con una quota).

Ma questo ragazzo, a “tanto così” dall’avere successo, non era in grado nemmeno di sopportare l’idea di fare un investimento “facile” su se stesso, come quello di accedere alla nostra community.

Era titubante e pieno di dubbi su tutto, e alla fine ha preferito rimanere con la sua startup che (da anni) non funziona, pur avendo un potenziale enorme.

In pratica, pur avendo capito la strada da percorrere, ha preferito rimanere dov’era, in attesa del prossimo “miracolo” che cambierà le sorti della sua Startup.

Chiaramente se un imprenditore non è disposto a correre rischi “facili” come quello di accedere alla nostra community, come può pensare di correre rischi “difficili” (che a volte sono necessari per lanciare una Startup)?

Beh, ti chiederai: perché ti racconto questi aneddoti?

Perché abbiamo ancora decine e decine di colloqui davanti in relazione a questo progetto: e ormai è emersa sempre più chiaramente una grande “verità” del mondo imprenditoria digitale (e non solo).

Non conta quante competenze hai. Non conta se hai idee o no.

Conta soprattutto chi sei.

Conta quanto credi in te stesso. Conta il tuo atteggiamento mentale. Conta dimostrare la tua attitudine a risolvere i problemi. Conta dimostrare la tua propensione al rischio (che è legato al concetto di “essere un imprenditore”).

La signora che non sa nulla di Internet ma ha quell’atteggiamento: “io so trovare chiunque mi serva” è una signora che farà strada. E’ una signora con la quale fare business insieme può avere senso.

Perché sappiamo che la parte di “know how” è quella colmabile più facilmente quando accedi a canali come il nostro.

Viceversa tu puoi essere un super programmatore in grado di fare tutto da solo: ma se sei titubante di fronte a qualsiasi scelta di investimento che ti porti nella direzione dove vuoi andare (appunto fare l’imprenditore digitale)…

… beh, è probabile che fra un anno sarai ancora lì, con la tua startup creata (o mai creata)… a chiederti cosa ti manca per avere successo.

Perché è innegabile: fare l’imprenditore significa anche saper prendere dei rischi. Significa mettersi in gioco in prima persona.

Se non sei disposto a correre alcun rischio, meglio che ti dimentichi dell’idea di diventare un imprenditore (digitale o meno).

Io stesso nella mia storia ho corso dei rischi. Alcuni più grandi di me. Alcuni andati molto male.

Ciononostante ringrazio quelle esperienze, che mi hanno portato dove sono ora.

Quindi fatti questa domanda: tu sei disposto a correre dei rischi per diventare un imprenditore (digitale o meno)?

Qui sta la chiave di tutto il discorso.

Bene, spero che questa mia riflessione “a voce alta” ti possa essere utile.

Nel frattempo ti ricordo ancora che per partecipare alle selezioni, devi aver visto per intero il webinar sulle Startup Digitali.

A presto.

Comments { 7 }

Imprenditori digitali: è necessario il camice bianco?

Se ti interessa l’argomento di come creare la tua start up, sicuramente sarai alla ricerca delle migliori fonti in internet sull’argomento.

In questo periodo, proprio perchè questo è un tema particolarmente caldo, non faticherai certo a trovare delle notizie a riguardo.

Soprattutto adesso che anche tutti i grandi portali generalisti hanno quasi ogni giorno articoli sull’argomento.

Sicuramente avrai trovato discussioni, gruppi sui social network, ed in generale, tante persone che dicono la loro sul tema di come creare un’azienda in internet.

Spesso faccio l’esperimento di mettermi proprio nei tuoi panni.

Ossia in quelli di una persona che magari pensa di aver avuto una buona idea (o pensa che potrebbe venirgli presto…) e vuole trovare delle indicazioni concrete su come realizzarla.

Qui indubbiamente iniziano i dolori.

Perchè?

Perchè purtroppo, come molto spesso accade nel nostro paese, le discussioni sono quasi sempre troppo “accademiche” e poco pratiche.

Proprio quello che, per esempio, a me succedeva a scuola e ancora di più all’università.

Il fatto è che le startup sono giustamente legate ad un concetto di innovazione, molto spesso tecnologica, e questo contribuisce non poco a dargli quest’aria di business complessi e difficili, riservati a pochi eletti.

Ti faccio un esempio.

L’altro giorno una persona di quelle che stiamo contattando nel nostro Giro d’Italia telefonico, mi ha detto che la sua idea di start up è un’azienda in cui lavorano delle specie di scienziati in camice bianco!

Bellissima immagine, che mi ha fatto molto ridere, ma che mi ha fatto anche capire un’esigenza concreta delle persone che vorrebbero avvicinarsi a questo mondo.

L’esigenza concreta è quella di non doversi sentire escluse in partenza…

Escluse da fatto che non hanno grosse competenze tecnologiche o grossa conoscenza di tutti i meccanismi di internet.

Oppure dal fatto che non sono inserite in un certo ambiente “accademico”, in cui dalle discussioni sembra che tutti conoscano tutti e tutto, e nel quale è impossibile essere invitati.

Personalmente in questi giorni ho parlato con persone che hanno idee o bozze di start up interessanti, spirito imprenditoriale, e molta energia positiva.

Persone che hanno chiare le proprie lacune ma che sanno anche di poter imparare rapidamente se ben guidati.

A cui manca soprattutto l’indicazione di una strada percorribile, magari testata da altri, per creare concretamente ciò che hanno in mente.

Che non hanno certamente il camice bianco, ma che vorrebbero sentirsi dire le cose che contano davvero, al di la di tanti discorsi, su come cominciare in modo concreto.

E’ proprio pensando a questa esigenza concreta di queste persone che Giulio ed io abbiamo pensato il webinar gratuito che ancora per un po’ puoi vedere qui.

A presto con altri aggiornamenti.

Comments { 0 }

Come aprire un’impresa su Internet: l’approccio “Pronti? Fuoco! Puntate…”

Quando si parla di aprire una nuova impresa nel mondo Internet, le regole sono diverse.

Internet consente infatti di partire molto rapidamente rispetto alle attività tradizionali, e quindi di rovesciare l’approccio tradizionale nel creare imprese di successo (ne abbiamo parlato anche nel webinar, di cui per qualche giorno vedi ancora la registrazione qui).

Normalmente come ti immagini dovrebbero partire le Startup (=nuove aziende) su Internet?

Molta pianificazione. Investimenti. Strategia pensata fino all’ultimo dettaglio.
Infine: entrata sul mercato.

Beh, questa è senza dubbio la strada più logica…
… ma contemporaneamente la più rischiosa e sconsigliata soprattutto per nuovi aspiranti imprenditori.

Infatti c’è un approccio totalmente diverso (che Matteo recentemente ha chiamato “adattivo” nel suo articolo relativo alle nuove imprese su Internet), che si sposa molto bene con il mondo digitale, e che è:

  • molto più facile
  • molto più economico
  • richiede meno tempo
  • aiuta a guadagnare di più.

E l’approccio di cui parlo è (citando Masterson): “Pronti? Fuoco! Puntate…

In pratica cosa c’è di diverso?
Sostanzialmente una cosa: l’approccio al mercato.

Ovvero invece di approcciarti al mercato (e investire) basandoti su una serie di assunzioni “filosofiche” su ciò che il pubblico desidera…

… la prima cosa che fai è ragionare su come creare un modello “piccolo ma funzionale”, che ti consente di andare SUBITO online e di testare il concetto base.

Solo in seguito, dopo che questa verifica ti fornisce i primi feedback, decidere il da farsi.

Se proseguire sulla stessa strada, se non proseguire affatto, o se fare delle modifiche.

Insomma: prima cosa cerchi di sparare (ovvero di andare sul mercato alla velocità della luce).

Poi, dopo che hai sparato… “miri”, nel senso che sulla base dell’esperienza aggiusti il tuo progetto sulle risposte del mercato.

Questo approccio pragmatico è una delle armi vincenti tipiche di chi realizza startup di successo: grandi nomi compresi (facebook, twitter, etc.)

E tanto per fare un esempio più piccolo e che conosco bene: è lo stesso approccio che ha portato a quello che oggi è AcquisireClienti.com, il portale che aiuta le aziende a trovare clienti.

Inizialmente AcquisireClienti.com era una cosa totalmente diversa da come la vedi ora: formato essenzialmente da landing page e campagne pubblicitarie.

In seguito, basandoci sulle risposte degli utenti, abbiamo sviluppato un portale vero e proprio, con delle modifiche tecniche più impegnative (e costose).

In questo modo se in qualche stadio ci accorgiamo di qualcosa che non va, possiamo fare modifiche in modo “adattivo” all’idea originale.

E tu, quando progetti la tua Startup… che approccio usi?

Ricorda questo: “per ogni azienda che FALLISCE per una scarsa pianificazione…

… ce ne sono dozzine che NON SONO MAI PARTITE per la TROPPA pianificazione.

E’ una cosa che fa riflettere, non trovi?

Se ti interessa l’argomento “creare nuove aziende su Internet”, assicurati di vedere la registrazione di questa video conferenza

La registrazione rimane online ancora per qualche giorno.

Comments { 6 }

Dietro le quinte della nascita di Startup Digitali: prime impressioni sul “giro d’Italia telefonico”.

Non siamo dei gran ciclisti, e quindi l’unico Giro d’Italia che possiamo permetterci è solo telefonico.

Certo che per noi questo tour è molto più importante ed interessante della famosa Corsa Rosa.

Di cosa sto parlando?

Di quello che stiamo facendo incessantemente da venerdì mattina: delle belle chiacchierate telefoniche con tutti gli aspiranti neo imprenditori digitali che ci hanno chiesto un contatto dopo aver visto il nostro webinar (puoi ancora vedere la registrazione qui, la possibilità di contattarci appare solo alla fine del webinar).

Perché ci hanno contattato?

Perché desiderano far parte della community (con annesso training intensivo) che parla proprio di Startup Digitali, quella che ci piace chiamare la prima “Silicon Valley Digitale Italiana”.

I motivi per cui centinaia di persone hanno inviato la loro candidatura sono diversi:

  • chi ha capito che Internet è l’opportunità del futuro e vuole farne parte, anche se non ha nessuna idea precisa
  • chi ha già un’idea ben chiara in mente ma non sa come realizzarla (oppure sa come realizzarla, ma gli manca uno degli elementi che noi possiamo offrirgli)
  • chi desidera diventare nostro partner in una delle nostre Startup
  • chi vuole semplicemente “cambiare vita” e vede in noi l’opportunità concreta di farlo.

A questo punto potrei dirti una delle solite frasi fatte del tipo: ”Non ci aspettavamo che tante persone ci contattassero!”, oppure “Il successo dell’argomento è andato oltre le nostre previsioni!”.

Invece non voglio farlo :)

E non lo faccio semplicemente perché già prima di lanciare il webinar avevamo colto un’interesse molto alto per il tema delle Start Up Digitali.

Interesse che è il riflesso di ciò che già da tempo respiriamo nell’aria, e che ci ha convinto ad affrontare il tema della creazione e del lancio di una azienda digitale.

Tra una pausa e l’altra dei colloqui che ho seguito in prima persona, e senza troppo tempo perché il ritmo di questi giorni è davvero incalzante, ti aggiorno sulle quattro cose più interessanti che stanno emergendo.

1: le persone percepiscono che ci troviamo in un “momento storico” favorevole alla creazione di una start up digitale.

E ti dirò, la cosa più interessante è cogliere in loro un certo stupore!

Della serie: “Ma pensa te, con tutte le cose che vanno male ultimamente, qui c’è davvero spazio per fare bene…”

Non ti nascondo che la cosa ci fa molto piacere, perché evidentemente conferma l’impressione positiva che abbiamo avuto noi.

2. c’è voglia di fare “azienda”.

Che è un’altra caratteristica essenziale della faccenda.

Ossia, per anni siamo stati abituati a legare il concetto di guadagno online ad alcune iniziative, più o meno estemporanee e professionali, che anche se portate al successo economico, poco avevano a che fare con un concetto, appunto, di azienda.

Delle cose fatte per crearsi un reddito aggiuntivo, per capirci.

In quasi tutte le persone con cui ho direttamente parlato invece, c’è una consapevolezza diversa.

Direi quasi una “maturità” diversa: proprio quella necessaria a capire che in internet si possono creare “aziende” e non solo “business”.

Questo è molto positivo perché rientra in una logica che permette di strutturare fondamenta più solide partendo dall’idea, rendendola tra l’altro anche più interessante ai fini del reperimento dei finanziamenti all’idea stessa.

3. c’è una grande apertura alla collaborazione.

Altro aspetto essenziale e necessario alla buona riuscita in primis di questa nostra “Silicon Valley Digitale”, ma anche della start up vera e propria.

Anche tra le persone che un’idea ce l’avevano già ho sentito poche chiusure nei confronti di una comunity di persone che, condiviso un certo know how, potessero contribuire a portare al successo l’idea.

Nessuna delle persone con cui ho parlato, mi ha detto: “Non ti dico cosa ho in mente perché ho paura che qualcuno mi rubi l’idea” (cosa che tra l’altro per chi è del settore è abbastanza fuori luogo, perché di idee ce ne sono sempre in abbondanza, è la capacità di realizzarle che fa la differenza).

Viceversa ho trovato molta disponibilità ad un confronto costruttivo, ad “armi pari”.

4. c’è voglia di completarsi.

Le persone con cui parlo conoscono molto bene i propri punti di forza ma anche e soprattutto i propri limiti.

La cosa bella è che capiscono che una comunità di persone interessate ed inserite in un certo contesto può essere utile proprio a questo: scoprire delle competenze complementari alle proprie da mettere a disposizione del progetto di uno o dell’altro.

O magari far convergere nello stesso progetto condiviso due progetti simili.

E la cosa più interessante è che le adesioni che stiamo avendo al nostro training confermano proprio questo (a proposito, per accedere al nostro training è necessario vedere il webinar fino alla fine: proprio alla fine infatti verrai diretto alla pagina dove potrai candidarti per questa opportunità).

Profili professionali e personali di persone con competenze molto diverse le une dalle altre, che tuttavia condividono una visione comune.

Per adesso quindi direi tutto bene…

Ai prossimi aggiornamenti.

P.S.
Ti ricordo che se vuoi candidarti anche tu al programma Startup Digitali è necessario prima vedere per intero il webinar che abbiamo realizzato. Puoi ancora vedere la registrazione cliccando qui. Nota bene: la registrazione dura 90 minuti circa, e solo alla fine verrai diretto alla pagina dove potrai inviare la tua candidatura per partecipare alla nostra community.

P.P.S.
Se ti sei già candidato e non sei ancora stato contattato, porta pazienza! Abbiamo ricevuto centinaia di candidature, e desideriamo dedicarci a ciascuna di esse con grande cura. In alcuni casi il tempo d’attesa per essere contattati è di diversi giorni (anche 6-7). Nel frattempo puoi continuare a seguirci sul blog, o per ogni necessità scriverci a info@startupdigitali.com 

Comments { 6 }

Storie di Startup: investire 118mila dollari, incassare 35 milioni. Programmando dei form!

A proposito di Startup Digitali e di aprire attività su Internet: l’altra volta ti ho spiegato che su Internet le regole del gioco sono diverse e accadono davvero cose che nel mondo “vero” sono improbabili.

In particolare ti ho parlato di quella Startup Italiana che ha generato 60mila euro di vendite in 30 giorni. Era il 2008.

Questa volta sono certo che “impazzirai”, soprattutto se sei un programmatore, o qualcuno con forte spirito imprenditoriale (che quindi non si fa problemi a trovare programmatori).

Hai presente i FORM (o moduli), quelli che tutti noi compiliamo quando dobbiamo inviare dati su Internet?

Esempio di Form

Esempio di Form di Contatto

Cose come questa ad esempio.

O la foto in basso

Sono entrambi “form”, o moduli di contatto, e consentono agli utenti di inviare informazioni (come email, richieste di contatto e così via).

Beh, praticamente tutti i siti web del mondo usano i form.

Quindi tutti i siti del mondo “ne hanno bisogno”.

C’è anche da dire però che programmare un form è una cosa piuttosto facile.

Esempio di Form

Altro esempio di Form, o Modulo di Contatto

Non solo ci sono decine di software per la creazione di pagine web che includono la funzione “creazione form” (es: Dremweaver e molti altri)…

… ma ci sono anche servizi automatici su Internet che ti permettono di creare il tuo form, totalmente gratis, anche se non sai assolutamente come programmare (es: “zoho”).

Beh, in una situazione del genere pochi sarebbero stati disposti a scommettere su una nuova Startup Digitale, totalmente web, che come servizio…

… permette di creare dei form!

E invece qualcuno ha scommesso su wufoo.com.

Un esempio del "form builder" di Wufoo

Wufoo è un OTTIMO servizio che permette di creare form velocemente, anche senza conoscere una riga di programmazione (tra l’altro lo uso anch’io).

E’ un servizio a pagamento, che include molte funzioni utili a chi usa i form per professione. Come statistiche, una bella grafica, redirect automatico e così via.

In ogni caso qualcuno chi ha creduto in questo progetto ha un nome e un cognome (anzi una sigla): si tratta di “Y-Incubator”, più che un’azienda un vero e proprio “fondo” che come scopo ha…

… finanziare giovani startup su Internet (startup di tipo 4 naturalmente).

Ovvero: prendere l’idea di un imprenditore e dargli soldi e know how perché questa idea venga realizzata. In cambio di cosa?

Di quote della nuova società naturalmente!

La cosa bella è che queste realtà che finanziano nuove attività non esistono solo negli Stati Uniti: recentemente fondi di questo tipo sono nati anche in Italia.

Perché lo fanno?

Per un motivo semplice: se la startup funziona, permette di guadagnare. Quindi gli investitori sono contenti.

Ma ancora di più: se la startup funziona davvero bene, è possibile anche rivenderla.

Spesso per DECINE di volte i profitti che la startup ha generato!

E questo è esattamente ciò che è successo all’azienda wufoo.com

Partita nel 2006, per costruirla è stato richiesto un investimento di 118.000 dollari.

La società ha funzionato così bene, che nel 2011 è stata venduta ad un’altra società per la modica cifra di…

… 35 milioni di dollari!

Che ne pensi di un ritorno sull’investimento di circa 300 volte?

Beh, questo è ciò che succede davvero, oggi (2011), nel mondo delle startup digitali.

E questo, chissà, può succedere anche alla tua azienda, o alla tua idea di azienda.

Naturalmente se sai come fare, a che porta bussare e come strutturare una startup nel modo migliore.

Di tutto questo (e anche di più) parliamo nella prossima teleconferenza gratuita del 15 settembre:

Creare Startup Digitali (=nuove attività) su Internet.
Perché farlo. Perché adesso. Perché anche in Italia.

Se l’argomento ti affascina, registrati gratis qui.

Comments { 9 }

Startup diverse, opportunità comuni

Alcuni giorni fa stavo leggendo questo post di Steve Blank che contiene una classificazione interessante delle startup, da lui suddivise in 6 tipi.

Il concetto alla base di questa classificazione è che, tipi diversi di startup hanno bisogno di tipi diversi di organizzazioni ed ecosistemi che le possano sostenere e fare crescere.

Ho pensato di fare una piccola ed infedele traduzione del post, operando una riclassificazione delle tipologie di start-up (non più 6, ma 5 nella mia versione).

Cercando poi di contestualizzare il discorso al caso italiano, per vedere di trarne qualche indicazione utile a me e ai lettori di questo blog.

Ecco i vari tipi:

1. Startup da stile di vita: “lavorano per alimentare la loro passione”

sono create e pensate da quegli imprenditori che usano la propria attività soprattutto per assecondare il proprio stile di vita, lavorando spesso solo per loro stessi, senza la necessità di mantenere altre persone.

Se l’esempio americano della West Coast sono i surfisti che insegnano a surfare per potersi pagare le spese per continuare a fare surf, qui da noi gli esempi potrebbero essere 1000 altri.

Ad esempio, considerando il web, tutti quei piccoli business basati su un know how di nicchia, venduto magari sottoforma di info prodotto, o il piccolo negozio su Ebay nel quale la persona vende delle piccole creazioni fatte in casa.

Spesso la primaria necessità di queste persone è semplicemente quella di generare un volume di entrate sufficienti per potersi permettere di vivere di questa loro passione, senza troppe altre preoccupazioni ne ambizioni.

2. Startup da piccolo business: “lavorano per sfamare la famiglia”

su questo argomento noi italiani abbiamo da insegnare a tutto il mondo, infatti il concetto di piccola impresa, più spesso familiare, è la caratteristica sostanziale di tutta la nostra economia.

Comunque sia, i caratteri prevalenti di questo tipo di azienda sono facilmente ricostruibili così: titolare che lavora nell’impresa, assume personale locale, come capitale usa i propri risparmi o qualche piccolo prestito, non lavora per l’utile ma per il compenso mensile.

Se vogliamo calare quanto scritto nella realtà internet, il primo esempio che mi viene in mente e con cui ho avuto a che fare alcuni anni fa è un sito di ecommerce di prodotti alimentari tipici.

Le caratteristiche importanti ai fini della nostra analisi basata sul concetto di startup sono due:

a. queste aziende non sono costruite per essere scalabili
b. queste aziende non sono costruite per essere vendute

3. Startup scalabili: “nate per essere grandi”

ok, da qui in avanti cominciamo a fare sul serio, ossia ad analizzare quei business più propriamente attinenti al mondo delle startup, soprattutto digitali, che tutti noi abbiamo in mente.

In sostanza, le startup scalabili sono ciò che tutti gli imprenditori della Silicon Valley e i loro Venture Capital aspirano a creare.

Ciò che le differenzia maggiormente dalle startup di tipo 2., di cui hai letto qui sopra, è che dal momento della loro fondazione queste aziende non lavorano per creare un reddito all’imprenditore ed al suo staff.

La loro missione è quella di creare quote rivendibili ad investitori o direttamente in borsa.

Una startup scalabile ha da subito bisogno di capitale di rischio, molto spesso semplicemente per finanziare la ricerca di un modello di business profittevole partendo dall’idea che l’ha fatta nascere.

Una volta individuato e verificato questo modello, queste startup hanno bisogno di ricevere ulteriore capitale di rischio per poter finanziare una crescita molto rapida.

La cosa più interessante è che negli USA l’errore più comune, da parte degli investitori e incubatori, fino a qualche tempo fa era trattare queste aziende come delle “grandi aziende in miniatura”.

L’esperienza ha invece dimostrato proprio quanto detto sopra, ossia che queste aziende vanno considerate come organizzazioni temporanee che servono a ricercare un modello di business scalabile e ripetibile partendo da un’idea.

Confermando ad esempio che una delle caratteristiche fondamentali per queste nuove imprese internet è la capacità di apprendimento.

In Italia la cosa interessante è che molti incubatori ed acceleratori di startup stanno nascendo o sono nati proprio seguendo questa logica.

Quindi, di fatto, imparando dagli errori di economie più avanzate con più esperienze di startup create e finanziate con l’intento di diventare grandi aziende.

4. Startup comprabili: nate per essere vendute

ecco un altro caso “da manuale”: i media infatti sono zeppi di storie di piccole aziende acquisite da grandi aziende che ne comprano le innovazioni.

E chiaramente la parte del leone in questo settore la fanno le startup internet o che lavorano nel settore del mobile, come quelle che sviluppano applicazioni per cellulari.

Il perchè di tutto ciò è presto detto.

Lato startup: aziende di questo tipo spesso richiedono investimenti in capitale di rischio davvero contenuti, in quanto basate appunto su un’innovazione tecnologica, senza bisogno di mantenere grossi team o strutture produttive.

Lato grandi aziende acquirenti: i cicli di vita delle grandi aziende sono sempre più brevi, perchè sempre più spesso ci sono cambiamenti repentini in termini di mercato, gusti dei consumatori e tecnologie.

Per allungare il proprio ciclo di vita le grandi aziende sono costantemente condannate ad innovare.

Quando le innovazioni prodotte al loro interno non sono sufficienti, ecco che diventa conveniente comprarle all’esterno, acquisendo piccole aziende molto innovative, rendendole parte del proprio processo produttivo o commerciale.

Veniamo all’Italia: se è vero, per quanto detto sopra, che il nostro sistema di aziende è composto perloppiù di medio/piccole imprese, poco adatte a questo genere di acquisizioni, è anche vero che le startup digitali nate per essere vendute possono facilmente far riferimento ad un mercato che, soprattutto con internet, è mondiale.

5. Startup Sociali: portate a fare la differenza

Gli “imprenditori sociali” non sono meno ambiziosi, passionali, o spinti a creare un’attività innovativa e di impatto rispetto a qualsiasi altro tipo di fondatore.

Ma a differenza ad esempio delle startup scalabili, il loro obiettivo è molto più ambizioso, ossia quello di rendere il mondo un posto migliore, non necessariamente quello di prendere quote di mercato o creare la ricchezza per i fondatori.

Addirittura queste startup possono essere organizzate anche senza scopo di lucro, oppure con un modello ibrido.

In genere quando si parla di startup sociali il primo esempio a cui tutti pensano è Facebook… chissà perchè!

E chissà se, in quel caso, sia stato davvero l’aspetto sociale a prevalere rispetto al movente economico e speculativo: non so voi, ma io non credo.

Comunque sia, fatta questa classificazione, si capisce quanto possa essere sbagliato identificare delle procedure comuni ed indistinte valide per tutti i generi di startup.

Questo da parte di tutti coloro che in questo settore possono e devono avere un ruolo attivo.

A cominciare dalle istituzioni pubbliche, che dovrebbero acquisire una cultura specifica su questo argomento, per non adottare ad esempio la logica dei finanziamenti “a pioggia”, tipici in passato di alcuni settori della nostra economia.

Passando poi per le banche, anch’esse troppo spesso estranee alla cultura delle aziende innovative, ingessate in routine di finanziamento di business vecchi e consolidati (ma a guardar bene non meno rischiosi visto il periodo!).

Arrivando ai Venture Capital e ai fondatori di nuove imprese, che qui accomuno in quanto dovrebbero essere entrambi i veri portatori di cultura sull’argomento startup, al fine di creare veramente un ecosistema favorevole.

A loro il compito più arduo e potenzialmente più redditizio, quello di sfruttare un momento storico favorevole per proporre un nuovo concetto di azienda.

Concludendo, volevo segnalarti, se sei interessato a saperne di più, questo webinar gratuito che stiamo organizzando con Giulio Marsala.

Puoi registrarti gratuitamente cliccando qui.

Comments { 14 }

Aprire una Attività: “Succede solo con Internet”

Quando vedo cosa succede nel mondo Internet, mi viene sempre in mente quello slogan che usava una volta McDonald’s.

Era: “Succede solo da Mc Donald’s”.

Beh, qui è un po’ la stessa cosa. Per il tipo di lavoro che faccio mi capita spesso di parlare con imprenditori “tradizionali” (magari i classici “capitani d’industria” e i loro figli trentenni, giovani leve impegnate nel cambio generazionale).

Spesso il motivo per cui mi contattano è cercare di capire come Internet può servire la loro azienda, il loro modello di business tradizionale.

La cosa davvero curiosa che noto quando parlo con loro è proprio la rigidità mentale nell’aspettarsi un certo tipo di ritorni.

Es: loro hanno in testa che devono investire X per aprire una nuova attività. E sono abituati che, quando le cose vanno bene, questo investimento porti un certo rendimento “realistico”, come lo chiamano loro.

Del tipo X mezzi, o X quarti.

Così quando io gli parlo di ciò che vedo accadere tutti i giorni, in settori diversi, nel mondo Internet… … loro mi guardano un po’ come fossi venuto da un altro pianeta.

Cose come questa ad esempio.

Quest’azienda “tradizionale”, che vende stand fieristici.

Nel lontano 2008 si rivolge a Matteo per una consulenza, per “provare” a vendere con il canale Internet, con un budget di circa 3.000 euro (per “provare” appunto).

Risultato? Due mesi dopo sfonda quota 60.000 euro di vendite.

Realizzati in 30 giorni!

Ecco: quando vedi casi del genere (per la verità anche fortunati)… … come fai a farli capire a chi investe per centinaia di migliaia di euro all’anno in nuovi macchinari?

Come fai a spiegare che questa intera nuova struttura internet era formata da due semplici elementi:

  • una pagina web
  • un commerciale che risponde al telefono

… e che tutta la tecnologia e la strutturazione del modello di business non ha richiesto più di qualche giorno?

Come fai a spiegare che non sono serviti 50.000 euro di macchinari, decine di autorizzazioni burocratiche, dialoghi con le banche e via dicendo?

No: è stato tutto molto lineare.

Difficile da comprendere a chi è abituato a vivere nel mondo “fisico”.

Ecco: questo è chiaramente un caso limite, ma è un caso che è possibile solo nel mondo Internet. Perché su Internet le barriere all’entrata sono mediamente più basse: il che consente di fare tanti esperimenti a costi minori.

Tanto per dire: con gli stessi 100.000 euro che oggi ti servono per aprire un negozio dal vivo (e sono molto conservativo), puoi aprire 5-6, 10 negozi online.

E la probabilità di far fruttare il tuo investimento nel mondo internet è tanto più elevata quanto lo è la qualità del tuo know how, non la quantità del denaro che hai a disposizione.

Nei prossimi giorni ti mostrerò un esempio concreto di cosa intendo con questo (con un moltiplicatore sull’investimento di 300 volte!!)

Intendiamoci: anche su Internet si vedono un sacco di progetti fallimentari, che risultano in “nulla di fatto”.

Ma poiché su Internet le variabili sotto controllo sono minori che nel mondo fisico, la maggior parte di questi, se li analizzi, sono fallimentari anche sulla carta, ancora PRIMA di inziare.

Ovviamente solo se sai cosa guardare e dove guardare. E dirò di più: molti di questi progetti “tentati” su premesse fallimentari, a volte avrebbero bisogno solo di piccole modifiche per essere trasformati in progetti con buone probabilità di successo.

Ma queste “piccole modifiche” le conosci solo se hai esperienza (diretta, o presa in prestito da altri).

In sintesi, due punti:

  1. su Internet la buona idea, quando realizzata con “struttura” (per struttura intendo tutte le carte in regola per funzionare) può essere testata in poco tempo (il cosidetto procedimento adattivo). e con investimenti più ridotti rispetto al mondo reale
  2. Su Internet i moltiplicatori sono semplicemente diversi da quelli offline: e i casi di breakthrough (= significa “creare risultati estremamente più importanti di ciò che hai sempre fatto) sono, benché marginali, comunque all’ordine del giorno.

E proprio di questo argomento, come realizzare Startup di successo, parleremo presto in una teleconferenza dedicata, dove presenterò un nuovo progetto pensato per aiutare imprenditori tradizionali (e aspiranti nuovi imprenditori) a realizzare startup con le probabilità di successo dalla propria parte.

Da non perdere se stai pensando di aprire la tua attività online.

Puoi registrarti gratis, qui.

Comments { 22 }

Nuove imprese in internet: l’apprendimento come opportunità

E’ giusto considerare l’apprendimento, inteso in senso molto lato, come uno degli elementi e dei processi distintivi delle start-up.

Quasi sempre queste aziende nascono da un’intuizione di uno o più fondatori che traggono spunto da una loro idea per costruirci attorno una struttura ed un business.

Più è forte la componente di innovazione dell’idea e meno riferimenti esistono in termini di concorrenti che svolgono attività simili, più è importante che l’imprenditore sia in grado di apprendere.

Sembra un paradosso, nel senso che si potrebbe pensare che più l’idea di business è particolare e fuori dagli schemi, più sia necessario basarsi sulla creatività e sulle intuizioni che su un processo di apprendimento, ma in realtà non è così.

Questo perchè le start-up digitali appartengono a quella particolare categoria di aziende che possono avere feedback concreti in tempo reale: la caratteristica essenziale del loro apprendimento deve quindi essere il come interpretare questi dati.

Per come la vedo io ad e esempio, la capacità principale dell’imprenditore e del suo team dev’essere quella di dare un senso ai primi riscontri ottenuti dagli utenti soprattutto in termini di possibili modifiche da apportare al modello di business, prima ancora che trarre informazioni sulla fruibilità e usabilità del suo prodotto o servizio.

Il perchè naturalmente è presto detto: interfaccia utente, modi nuovi e diversi per fruire il servizio, e tutti gli altri aggiustamenti dell’idea iniziale sono molto più facilmente attuabili anche in momenti successivi dello sviluppo.

Anzi, sono praticamente scontati e impliciti nell’attività stessa di sviluppo dell’azienda e consolidamento dell’idea iniziale.

Modifiche sostanziali al modello di business invece, se non valutate da subito, possono rischiare di mettere la nuova azienda, già di sua natura abbastanza fragile, in cattive acque.

Rendendo poi necessarie delle decisioni drastiche quando “i buoi sono già scappati dal recinto” (leggi: i finanziamenti propri o magari del venture capital sono agli sgoccioli).

E’ per questo che in questo blog si parlerà molto di modelli di monetizzazione e di processi di creazione e gestione dell’azienda che “adattivi” rispetto al mercato.

Ti do appuntamento ai prossimi aggiornamenti.

Comments { 0 }

Start Up Digitali: la tua passione, la nostra visione

Benvenuto in questo nuovo blog che, a differenza di molti altri che puoi trovare in rete sull’argomento, non servirà per “fornirti una panoramica completa del mondo delle start up”.

Questo progetto nasce con un ottica diversa.

E’ il mezzo con cui esprimere il nostro particolare punto di vista sull’argomento Start Up Digitali, e farti conoscere alcune delle esperienze acquisite sul campo da noi e dalle persone e aziende che conosciamo e con cui abbiamo collaborato.

Elementi di strategia e di visione imprenditoriale, che ci derivano dai progetti che abbiamo seguito da vicino, e dallo studio di quelli che abbiamo visto funzionare da lontano e da quelli che avremmo voluto aver pensato noi.

Insomma, serve per darti, finalmente, una visione “parziale e di parte” su come e perchè, a nostro modo di vedere,m potresti e dovresti cominciare a far fruttare davvero la tua passione per internet e la tecnologia, unendole al tuo spirito imprenditoriale.

Partendo magari da alcuni buoni consigli e da un know how pratico che ti permetta di evitare alcuni errori, leggendo le esperienze di chi ha già testato e sbagliato per te.

Siamo pronti ad ascoltare e a rispondere a quello che vorrai raccontarci o chiederci.

Noi siamo Giulio Marsala, Nicola Fiabane e Matteo Ravagnan.

Se non sai già chi siamo poco male, in questo blog avremo modo di conoscerci.

Buona lettura.

Comments { 2 }